“Mia figlia ha ballato sulla forca”: repressione e resistenza delle donne iraniane

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Reyahneh aveva 26 anni. Il 25 ottobre scorso è stata impiccata dopo sette anni di prigionia, rea di aver ucciso chi voleva stuprarla. La pena di morte è stata eseguita dopo il rifiuto di concederle il perdono da parte dei familiari dell’uomo da cui la giovane, all’epoca nemmeno ventenne, si è difesa. Per essere “perdonata” Reyahneh avrebbe dovuto ritrattare, negare quel tentativo di stupro e dichiarare di aver colpito l’uomo per “errore”, restituendo così l’onore al suo aggressore. Ma lei non ci sta, rifiuta di mentire. E muore per questo.