TTIP: norme per un migliore accesso tra mercati

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L’UE è da qualche tempo impegnata nella creazione, insieme agli USA mediante trattato internazionale, di una grande area di libero scambio che coinvolgerà 822 milioni di persone e i due attori internazionali che si classificano ai primi due posti al mondo per PIL. Il trattato in questo è denominato Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti e dovrebbe essere composto di 24 capitoli che si occuperebbero di tre materie: accesso, burocrazia e norme. L’accesso è sicuramente la parte più interessante e che riguarda aspetti più vicini alle questioni quotidiane. Questa sezione del TTIP dovrebbe trattare quattro questioni:

  1. Scambi di merci e dazi doganali: riduzione o eliminazione dei dazi all’esportazione tra USA e UE;
  2. Servizi: facilitare la vendita dei servizi e investire negli USA;
  3. Appalti pubblici: possibilità per le imprese europee di partecipare agli appalti negli USA;
  4. Norme di origine: definizione delle norme sull’origine dei prodotti al fine di stabilire con facilità se un prodotto debba essere considerato fabbricato in UE o negli USA.

Alla luce della grande portata che questo trattato avrà nelle nostre economie, è bene cercare di rispondere ad alcune domande sul TTIP.

Quali sfide l’UE si trova a dover affrontare, tali da incoraggiare un’apertura di tale portata?

Naturalmente, essendo la costruzione europea nata su premesse di unione economica, la ragione per un rimodellamento del rapporto con l’esterno non può che essere rinvenuto nei fattori che riguardano l’economia. È noto che la prima emergenza in corso nell’UE riguarda l’occupazione e la necessità di adattare il mercato interno alle economie emergenti per non essere superati e mantenere le influenze che attualmente l’UE si propone di mantenere e rafforzare. Inoltre la questione sicurezza, da più confini preme per essere messa al primo posto nell’agenda europea.

Quale sarà l’impatto del TTIP secondo l’UE?

Rispetto a questa domanda si rilevano i primi elementi di perplessità; infatti, dal 2013, anno d’inizio ufficiale della contrattazione, a oggi, ancora non si conosce il contenuto dell’accordo né lo stato della contrattazione. Sul sito ufficiale dell’UE è possibile leggere dei riferimenti al TTIP che includono uno studio indipendente sulla previsione del suo impatto, insieme con alcune righe che spiegano per sommi capi quali benefici sono previsti. Come immaginabile, l’impatto ricalca quello delle esperienze precedenti, che l’Europa ha già conosciuto nelle varie fasi di rafforzamento della cooperazione internazionale che ha portato alla creazione del mercato interno dell’UE. Vediamo quindi che l’impatto dovrebbe includere la possibilità per i consumatori di avere a disposizione una più ampia scelta nell’acquisto dei prodotti, insieme con l’abbassamento dei prezzi. Il TTIP dovrebbe inoltre rilanciare la crescita dell’UE grazie alle nuove opportunità che si presenterebbero e di conseguenza sostenere solidamente l’occupazione. Questi effetti positivi si verificheranno grazie alla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese esportatrici oltre alla definizione di nuove norme per cui esportare, importare e investire diverrà più facile. Il tutto è naturalmente possibile grazie all’apertura degli USA alle imprese europee.

Che cosa pensano gli scettici?

Naturalmente, come l’UE stessa rileva, la responsabilità circa l’attuazione di quanto deciso nel trattato passa per gli Stati membri e quindi per i loro cittadini. Aldilà della percezione che il TTIP sia una sorta di trattato segreto del quale si avrà conoscenza su larga scala solo quando sarà già entrato in vigore, l’impressione di chi si oppone al trattato è che UE e USA vogliono in realtà creare mediante l’avvicinamento delle economie un unico grande blocco geopolitico che si porrebbe quale oppositore naturale delle economie emergenti e in espansione. Chiaramente il riferimento è per la Cina innanzitutto ma anche Federazione Russa, India, Brasile e Sud Africa (cd. BRICS). Il dato peggiore starebbe nella creazione di un necessario organo di tecnici che stabilirebbe le regole dell’area di libero scambio, superando la volontà statale e quindi la loro sovranità.

Chi sta negoziando per noi?

L’organo incaricato di negoziare gli accordi in nome dell’UE è la Commissione Europea. La spinta promotrice per il TTIP è comunque giunta dagli Stati membri dell’UE che hanno espresso nel mandato alla Commissione i propri orientamenti con i quali chiedono che il trattato assicuri la tutela di alcuni interessi individuati dagli Stati stessi. A negoziare per gli USA troviamo invece il Rappresentate degli Stati Uniti per il Commercio, organo per l’azione esterna statunitense, già protagonista nei vari negoziati FTA (Free Trade Agreement) con Marocco, Australia, ecc.

Considerazioni

Per gli scettici sembrerebbe quindi una questione di democrazia: un organo tecnico che prescinde dagli Stati e dal popolo non può decidere per questi. Diverso il parere dell’UE, che vede nel processo stesso di negoziazione e approvazione le garanzie della democrazia e perfino un loro rafforzamento. Il mandato degli Stati sarebbe, infatti, la prima garanzia di democrazia e di della tutela degli interessi nazionali. In seguito, la stesura finale del trattato sarà inviata al Parlamento Europeo e ai governi degli Stati membri dell’UE per l’approvazione congiunta. La Commissione non partecipa a questa fase del processo. A parere dell’UE questa fase finale è una doppia garanzia di democrazia in quanto coinvolge i parlamentari europei e i governi.