G7 2015: verso un necessario ricompattamento dell’Occidente

Bundeskanzlerin Angela Merkel (im UZS), Frankreichs Staatspraesident Francois Hollande, Grossbritanniens Premierminister David Cameron, Italiens Ministerpraesident Matteo Renzi, der Praesident der Europaeischen Kommission, Jean-Claude Juncker, der Praesident des Europaeischen Rates, Donald Tusk, Japans Premierminister Shinzo Abe, Kanadas Premierminister Stephen Harper und US-Praesident Barack Obama sitzen in Schloss Elmau zu Beginn der dritten Arbeitssitzung der G7 zusammen.

Il G7 appena concluso ha mostrato tutte le sfaccettature dell’odierno mondo delle relazioni internazionali: buone intenzioni e cattive relazioni, minacce e promesse. I temi fondamentali del summit sono stati la crisi ucraina, la situazione economica greca e il cambiamento climatico.

Rispetto al primo tema, la situazione delle aree nell’Est dell’Ucraina suscita la preoccupazione di tutti e divide fortemente gli Stati tra quelli che prendono una decisa posizione, come gli Stati Uniti, e quelli che non riescono a dare una priorità nella gestione delle relazioni internazionali, tra cui l’Italia. Questo dato, con riferimento alla gestione delle relazioni internazionali da parte dell’Italia, è risultato evidente dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Gentiloni. Secondo il ministro, l’Italia deve mantenere buoni rapporti sia con i suoi alleati occidentali, sia con la Russia. Quest’ultima avrebbe perfino iniziato a diversificare il mercato e quindi aprirebbe nuove strade agli imprenditori italiani, proprio a causa delle sanzioni. Naturalmente le vicende che riguardano i confini dell’Ucraina con la Russia sono una questione molto più delicata e che necessita la partecipazione del contesto internazionale più ampio. Il G7 diventa quindi un’ottima sede dove ascoltare le voci più influenti della Terra su una questione che presenta tutte le caratteristiche per degenerare in un conflitto. Obama infatti, spiega che le ingerenze in Ucraina devono essere trattate con fermezza e che il comportamento della Russia porta a pensare a tentativi di ricerca di grandezza già visti ai tempo dell’Impero Sovietico. La replica del Presidente della Federazione Russa è stata cristallina, accusando gli occidentali ad aver posto restrizioni nel commercio e nell’attività economica che hanno rapidamente deteriorato i rapporti diplomatici. Dal Ministero degli Esteri russo sono giunte dichiarazioni più severe in cui viene dichiarata la libertà della Federazione Russa a reagire alle iniziative non amichevoli degli USA.

Alla Grecia si rivolge invece Angela Merkel, la quale spiega che l’Unione Europea è fondata su valori condivisi e per questo tende per sua natura a restare unita. Ciononostante, il messaggio per il primo ministro greco Tsipras è chiarissimo e si riassume nella necessità di percorrere con rapidità il percorso delle riforme, affinché la solidarietà europea sia ricompensata dalla buona volontà e quindi dal successo greco.

Il cambiamento climatico è da sempre un tema fondamentale, in questo summit come in assemblee a partecipazione regionale e nell’ONU. I temi sono noti e viaggiano in parallelo: riscaldamento globale e energie rinnovabili. Negli anni passati i progressi vi sono stati, seppure con luci e ombre e a volte aiutati da congiunture internazionali, come nel caso della crisi economica che ha portato a una generale riduzione della produzione e quindi dell’inquinamento industriale. Il rallentamento del riscaldamento globale segue le linee dell’accordo di Kyoto e consiste quindi nella riduzione della produzione di CO2 per mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi rispetto al livello preindustriale; quindi, stabilito il valore medio di diossido di carbonio (anidride carbonica) presente nell’aria nel 2010 quale valore di riferimento, gli Stati del G7 si impegnano a ridurre entro il 2050 quel valore di una quantità compresa tra il 40 e il 70 percento. Il discorso sulle energie rinnovabili viene per la prima volta allargato al contesto degli Stati africani, ai quali ad oggi erano state assicurate quote maggiori di emissioni di CO2, in ragione di un rapido raggiungimento di moderni standard di sviluppo.

Si è inoltre parlato del trattato TTIP (Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti), in corso di contrattazione dal 2013 tra USA e UE. L’accordo dovrebbe creare una grande zona di libero scambio che permetterebbe a entrambi i partner di agire più facilmente l’uno nel mercato dell’altro senza intaccare i normali standard propri di UE e USA.