Caduta del Muro di Berlino e influenze sul sistema politico internazionale e italiano.

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La caduta del Muro di Berlino, avvenuta in una notte, fu un evento di rilievo mondiale.

Luciano Cafagna la definì come “una pioggia di massi che piovvero in tutte le direzioni e che ancora continuano a far polvere, difatti gli effetti di quel disastro storico furono ampli, complessi e imprevedibili”[1]. Tale evento fece infatti saltare equilibri politici che duravano da anni. Considerato come il simbolo della Cortina di ferro, ebbe un forte impatto politico oltreché emotivo, sociale e culturale, non solo sui cittadini di Berlino o della Germania, ma sul resto del mondo.

La storia e il progresso politico europeo

Per capire come si arrivò all’evento, bisogna prendere le mosse dell’ascesa al potere, in URSS, di Michail Gorbacev, egli cercò di portare innovazioni nel modo di intendere la politica in Russia, ma la sua era una missione impossibile. Dopo il crollo del Muro nel biennio 1989-1990, crollò anche la Repubblica Democratica Tedesca[2]. Nel 1991 si dissolse l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e dalla vecchia URSS nacquero nuove repubbliche indipendenti.

La fine del bipolarismo trovava un’Europa trasformata ma non allarmata, sicché la CEE riusciva a esercitare una forte attrazione su diversi paesi  già appartenenti al sistema sovietico o legati a una politica di neutralità[3]. Nel vecchio continente, infatti, per facilitare ulteriormente gli scambi economici, a Maastricht venne firmato nel 1992 il Trattato sull’Unione europea[4]. In virtù del trattato di Maastricht la denominazione “Unione europea” sostituì ufficialmente quella originaria di “Comunità europea”. Nello stesso anno entrarono in vigore il Mercato Unico e le quattro libertà fondamentali. I piani di riforma delle istituzioni europee vennero definiti dal successivo Trattato di Amsterdam, che modificava il precedente Trattato sull’Unione Europea. Successivamente vi fu la firma per i Trattati di Nizza e  di Lisbona. Con l’accordo di Schengen del 1995, i viaggiatori di qualsiasi nazionalità europea avevano la possibilità di  spostarsi in questi paesi senza esibire il passaporto alle frontiere.

 I mutamenti nel sistema politico italiano

In Italia la caduta del Muro di Berlino, secondo Gibelli, ebbe diversi effetti, tra i quali quello di “rimuovere gli argini che avevano regolato la vita politica, in particolare la necessità di uno scudo dell’Occidente, rappresentato dalla Democrazia cristiana, all’interno di un paese in cui era presente il maggiore tra i partiti comunisti di quest’area, protagonista della nascita della Repubblica e cofondatore della sua Costituzione”[5].

Il mutamento dello scenario internazionale è stato la pre-condizione per il cambiamento radicale del quadro politico interno. Sicché, sempre secondo Gibelli, saltato il tappo della guerra fredda poterono venire pienamente alla luce e svilupparsi tendenze già presenti ma latenti nella politica italiana, quali la stanchezza degli italiani verso il ceto politico tradizionale e i suoi leader; verso lo Stato, la sua inefficienza e corruzione; infine verso il sistema dei partiti, pilastro della storia repubblicana, che nel lungo tempo si era dimostrato onnivoro e prevaricante[6].

Sergio Romano, giornalista del Corriere della Sera, sintetizza il periodo, invece, con queste parole: L’evoluzione della politica italiana dopo la fine della guerra fredda assomiglia all’Europa orientale più di quanto non assomigli all’Europa occidentale. Ma questo è dovuto in gran parte a due fattori. In primo luogo l’Italia è sempre stata, fra gli schieramenti della Guerra fredda, un Paese di frontiera, a mezza strada anche culturalmente fra l’Ovest e l’Est. Aveva una esorbitante industria di Stato, un forte Partito comunista con un piede nelle stanze del potere e partiti molto organizzati, più simili ai partiti comunisti dell’Europa centro-orientale che a quelli dell’Occidente. In secondo luogo l’evoluzione della situazione politica italiana fu dominata dalle vicende giudiziarie della prima metà degli anni Novanta. Le indagini della Procura di Milano colpirono soprattutto la Democrazia cristiana, il partito socialista e i loro alleati. Vi fu qualche tentativo di allargare le indagini al Partito comunista, ma i finanziamenti illeciti del Pci erano giunti dall’Urss ed erano stati sanati dall’amnistia del 1990”[7].

Gli eventi politici che avvennero nel 1989 furono decisivi per l’evoluzione degli assetti politici internazionali, ovvero influenzarono profondamente i sistemi partitici europei e quello italiano. La caduta del Muro e dei regimi comunisti nell’est Europa evidenziarono come il sistema politico italiano fosse stato condizionato fino ad allora dalla divisione del mondo in due blocchi.

La crisi del PCI

La caduta del Muro colse di sorpresa i partiti italiani. Il primo partito a risentirne fu il PCI. Per i comunisti l’allarme e la preoccupazione erano maggiori, perché era vivo il timore che il trend negativo delle ultime consultazioni elettorali potesse accentuarsi[8].

Secondo Cafagna vi è un evidente parallelismo fra il declino della pericolosità sovietica e il disgelo dei comportamenti elettorali degli italiani, che si è andata concretizzando con la “destrutturazione del mercato elettorale”, infatti tale concettualizzazione ricorre nelle elezioni europee del 18 giugno 1989[9].

Come mostrato dalla figura sottostante il PCI aveva conseguito il 27,5% dei voti, il PSI il 14,8%, la DC il 32,9%, il “Polo laico” (PRI e PLI) il 4,4%, il PSDI il 2,7%, Democrazia proletaria l’1,2%, i Verdi il 2,3%, la Lega lombarda l’1,8%.

elez. europee 18 aprile 1989

La consultazione elettorale, che si distinse per un alto astensionismo e da un crollo da parte di tutti i partiti del vecchio sistema, ebbe l’effetto di stabilizzare l’assetto politico e di governo in vigore e, allo stesso tempo, di rendere infruttuoso il tentativo di costruzione di un’alternativa “laica” o di sinistra che mettesse fine al predominio democristiano, che si estendeva da cinquant’anni[11]. Come afferma Fausto Pietrancosta, il sistema politico italiano non seppe però rispondere in maniera immediata alle trasformazioni in atto a livello internazionale[12]. Impossibilitato a costruire una coalizione delle forze che si interponevano tra PCI e DC, il PSI, dopo il risultato delle politiche del 1987 e delle europee del 1989, non poté far altro che continuare nella politica di condizionamento della maggioranza di governo e dei due maggiori partiti italiani[13]. Tra i mesi di agosto e novembre ci fu il terremoto che provocò la crisi e la caduta dei regimi comunisti dell’est Europa. In questo contesto, cambiarono i presupposti che avrebbero portato ad una riflessione sul modello organizzativo e sulle scelte strategiche della classe dirigente comunista italiana[14].

Il PCI si tramuta in PDS. Nuova veste, ma idee confuse

Dopo gli avvenimenti del 1989 il partito italiano che ebbe più difficoltà fu il PCI. In quel frangente infatti, con il venir meno del fattore K venne alla luce, tra i tanti fattori, anche l’impoverimento della classe politica italiana, adagiata in situazioni di furfanteria gratuita verso il cittadino votante[15]. Per questa ragione, Achille Occhetto decise di annunciare dei grandi cambiamenti durante una riunione di ex partigiani e militanti comunisti a Bologna[16]. Fu questa la cosiddetta Svolta della Bolognina, nella quale il leader del partito propose l’abbandono del comunismo per iniziare un nuovo corso politico che preludeva al superamento del PCI, per aprirsi ad una sinistra diversa e nuova. Fu così che il PCI diventò Partito Democratico della Sinistra. Si determinò in questo modo un capovolgimento epocale rispetto alla fondazione del partito nel 1921: i meriti politici e culturali e i modelli dell’est Europa divenivano ora fonte di imbarazzo e di disonore; la tradizione della sinistra italiana era la nuova base da cui ripartire e la prospettiva per il futuro[17].

Il fallimento del tentativo di costruzione di un polo laico alternativo alla DC, lo sviluppo di nuovi schieramenti politici legati al territorio, lo scioglimento del PCI e la sua trasformazione in PDS contribuirono a minare il sistema partitico al suo interno. All’inizio del 1990 ebbe anche luogo il congresso dell’MSI; nel corso del congresso venne decisa l’espulsione di uno degli esponenti più in vista del partito, Giuseppe Niccolai, che in un’intervista al “Corriere della Sera”, ammise di aver fatto approvare alla direzione missina un documento che riproduceva fedelmente una risoluzione del comitato centrale comunista allo scopo di dimostrare come le distanze politiche si stessero assottigliando sempre più[18].

Il XIX congresso del PCI, che si tenne a Bologna fra il 7 e il 10 marzo 1990, vide una netta vittoria della linea politica del segretario Occhetto, con il 65,8% dei voti, contro la mozione di minoranza sostenuta da Ingrao, Natta e Tortorella che aveva ottenuto il 30,8%[19]. Tale disposizione costò al partito il 40% del proprio elettorato in un relativo lasso di tempo che si estese dal 1989 al 1992[20]. Nacque così il PDS, una formazione politica nuova che proponeva un cambio di rotta tale da poter essere considerato come un partito nuovo, perché distante dal vecchio partito Comunista italiano, ma non così innovativo da distinguersi tra i partiti dei primi anni Novanta. Le anime della sinistra italiana si divisero in quella modernizzante-riformista, centrista e togliattiana e massimalista[21]. La frammentazione non era solo ideologica, ma de facto rispecchiava smembramento in diversi partiti politici, che godettero comunque di poca fortuna: Rifondazione comunista, La Rete, PDS e Verdi. Il monopolio dell’ala modernizzante-riformista lo aveva Bettino Craxi, il quale tuttavia godeva di poca simpatia tra le file comunista.

Il PSI

La conferenza programmatica che il PSI tenne a Rimini nel marzo 1990 costituì un passaggio importante. La scenografia fu affidata all’architetto Filippo Panseca, con l’immagine del muro di Berlino, che trovò subito l’approvazione di Bettino Craxi[22]. Il documento conclusivo per il Congresso ribadiva la prospettiva storica di un «riformismo socialista liberato dai vizi dello stalinismo»[23]. Un riformismo che aveva sempre lavorato per un «ragionevole equilibrio fra le ragioni della libertà e quelle dell’equità sociale»[24]. Mai come allora le visioni strategiche tra i due maggiori partiti della sinistra italiana sembravano essere sul punto di convergere. La relazione conclusiva di Bettino Craxi immaginava infatti un percorso che mirava al raggiungimento dell’unità socialista e dunque a nuovi rapporti con i comunisti. Rapporti improntati ad un superamento delle divisioni storiche nella sinistra e basato sulla condivisione di un socialismo democratico, europeo, riformista e liberale. Nelle elezioni amministrative dello stesso anno si registrò l’affermazione delle Leghe col 5,4% dei voti su scala nazionale, la DC conquistò il 33,4% dei voti, il PCI il 24%, il PSI il 15,3%, i Verdi il 2,4%, l’MSI il 3,9%, il PRI il 3,6%, il PSDI il 2,8%, il PLI il 2% e Democrazia proletaria l’1%[25]. È possibile notare un aumento della frammentazione politica e della relativa varietà delle formule di governo degli enti locali. La crisi del PCI, secondo Galli, finì per minare le basi dell’intero assetto partitico; essa coinvolse anche la DC, che vide attenuata la contrapposizione ideologica che stava alla base dell’anomala forma di bipolarismo che vigeva in Italia[26]. Tale forma di bipartitismo imperfetto sarebbe continuata fin quando non fosse diventata percorribile la via di un’alternanza che potesse comprendere anche la sinistra post-comunista.

Impossibile sintetizzare anni di storia, ma concludiamo affermando che..

Sempre secondo Galli, dal 1989 ai primi anni Novanta vennero a mostrarsi i segni di uno sfaldamento irreversibile del sistema, confermato dalla dissoluzione del PCI, dalle difficoltà della DC e del PSI e dal successo delle nuove formazioni politiche[27]. Ciò nonostante il sistema partitico italiano si mostrava in apparenza ancora solido e capace di reggere alle spinte interne ed esterne. Quello che successe da lì a breve dimostrò tuttavia che si trattasse di un’illusione[28]. Difatti il sistema partitico italiano subì una seria incrinatura nei primi anni Novanta; un’incrinatura che provocò una trasformazione e successivamente una destrutturazione. 

 

[1] L. Cafagna, La grande slavina. L’Italia verso la crisi della democrazia, Venezia, 2012, p. 19.

[2] “Il cancelliere Kohl prese in mano la situazione per la guida dei negoziati che dovevano portare la Germania all’obiettivo della piena e incondizionata unificazione. Decise di discutere direttamente con Gorbacev il problema. La conversazione decisiva ebbe luogo il 16 luglio 1990. L’Unione Sovietica si dichiarava pronta a riconoscere alla Germania piena unità e sovranità internazionale e ad accettare, di conseguenza, la partecipazione della Repubblica Federale alla NATO e alle altre alleanze di cui essa faceva parte” in E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Bari, 2008, pp. 1336-1339.

[3] E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Bari, 2008, cit., pp. 1336-1339.

[4] Per una visione d’insieme Cfr. il sito ufficiale dell’Unione Europea http://europa.eu/eu-law/decision-making/treaties/index_it.htm (accesso di gennaio 2014).

[5] A. Gibelli, Berlusconi passato alla storia. L’Italia nell’era della democrazia autoritaria, Roma, 2011, cit., p. 21.

[6] Ibidem, p. 22.

[7] S. Romano, L’Italia dopo il Muro una evoluzione anomala, “Corriere della Sera”, 10 marzo 2011.

[8] G. Galli, I partiti politici italiani (1943-2004), Milano, 2004, pp. 344-345.

[9] L. Cafagna, La grande slavina. L’Italia verso la crisi della democrazia, Venezia, 2012, pp. 23-24.

[10] Fonte archivio storico delle elezioni http://elezionistorico.interno.it/index.php?tpel=E&dtel=18/06/1989&tpa=Y&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S

[11] Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004) Milano, 2004,cit., pp. 346-347.

[12] F. Pietrancosta, Caduta dei confini politici, destrutturazione dei confini partitici. 1989-1994: i partiti politici italiani dalla crisi alla ristrutturazione, “Diacronie. Studi di storia contemporanea”, Dossier: Il mosaico dei confini. Le frontiere della modernità [on-line], N. 1, ottobre 2009 (aggiornamento del 22 febbraio 2010) www.studistorici.com/2009/10/19/pietrancosta_caduta_dei_confini_politici  cit., p. 7.

[13] Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004),Milano, 2004, p. 348.

[14] Ibidem.

[15] Cfr. A. Ronchey, La sinistra e il fattore K, “Corriere della Sera”, 30 marzo 1979 e L. Cafagna, “La grande slavina. L’Italia verso la crisi della democrazia”, Venezia, 2007, p. 24.

[16] Cfr. Discorso di Achille Occhetto al Comitato Centrale del PCI del 14-11-1989L’Atto Principale della Svolta, http://occhetto.com/wp-content/uploads/2012/03/cambia-il-mondo1.pdf (accesso di gennaio 2014).

[17] Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004), Milano, 2004, pp. 352-353.

[18] Ivi, pp. 355-356 in F. Pietrancosta, Caduta dei confini politici, destrutturazione dei confini partitici. 1989-1994: i partiti politici italiani dalla crisi alla ristrutturazione, “Diacronie. Studi di storia contemporanea”. Dossier: Il mosaico dei confini. Le frontiere della modernità [on-line], N. 1, ottobre 2009 (aggiornamento del 22 febbraio 2010) www.studistorici.com/2009/10/19/pietrancosta_caduta_dei_confini_politici

[19] Ibidem.

[20] L. Cafagna, La grande slavina. L’Italia verso la crisi della democrazia,Venezia, p. 20.

[21] Ibidem.

[22] A.T, Un falso muro di Berlino alla conferenza del PSI, “la Repubblica”, 20 marzo 1990.

[23] F. Pietrancosta, Caduta dei confini politici, destrutturazione dei confini partitici. 1989-1994: i partiti politici italiani dalla crisi alla ristrutturazione, “Diacronie. Studi di storia contemporanea”, Dossier: Il mosaico dei confini. Le frontiere della modernità [on-line], N. 1, ottobre 2009 (aggiornamento del 22 febbraio 2010) www.studistorici.com/2009/10/19/pietrancosta_caduta_dei_confini_politici

[24] Ibidem.

[25] Dati pubblicati in: Ministero dell’Interno, “Archivio Storico delle elezioni”, Ministero dell’Interno. Dipartimento per gli affari interni e territoriali, , http://elezionistorico.interno.it/index.php

[26] Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004), Milano, 2004, p. 359.

[27] Ivi, pp. 369-370.

[28] Ivi, pp. 371-372.